Monday, June 20, 2005

And I don’t even care how she died...But I like it better if she smells of formaldehyde!

Ho vinto un bastimento carico di pensieri malconci.
Mi hanno detto che me lo recapiteranno a casa in maniera assolutamente gratuita.

I sandali non hanno mai fatto per me e quanto rimpiango quel confortevole paio di Marten's 14 buchi, così caldo ma così poco sudato.
Le piante dei miei piedi stanno implorando pietà da quando nella pausa pranzo ho camminato per 4 chilometri. Nel tragitto ho valutato l'ipotesi di scrivere un dotto trattato sulla stracciatella.
Ho anche incontrato un tipo con la maglietta degli Zetazeroalfa. Devo aver provato a guardarlo male, ma tra occhiali da sole e sandali e mollette a forma di orso rosso con cui tengo le basette sporche appiccicate alla testa non deve essersi reso conto dell'aria pericolosamente cagnesca che cercavo di impartire al mio musetto pallido.

Nel complesso faccio abbastanza schifo.
Si ma a questo sono abituata.
Quindi in sostanza niente di nuovo.

Ieri sera sono stata seduta un po' davanti a palazzo nuovo con una mia giovine amica.
Ho scambiato zuccherosi messaggini con la mia *Stella*.
Lei trova i tramonti commoventi.
Io li trovo sonnolenti.

Ho fumato centoventi Malboro®.
Cerco di accelerare un processo irreversibile.
Nei libri di scuola la chiamano morte.
Nella bibbia rendere l'anima a Dio®.
Nei testi di anatomia patologica decesso.
Io preferisco usare il verbo crepare.

Vedi:
Schioppare. Spirare. Soccombere. Andare al Creatore. Perire. Schiattare. Defungere. Estinguersi. Finire. Terminare.

Crepare.

Al suono di questa parola così tonda e meravigliosamente secca penso sempre a una crepa che zac zac zac mi parte da in mezzo alla fronte e mi divide in due metà che rovinano a terra frantumandosi come terraglia scadente.

É proprio così che giubilante mi incrino.

Sappiate che sono di ottimo umore.
É bene che lo sappiate perchè non voglio che prendiate troppo sul serio le mie velleità mortifere.
Si tratta di aspirazioni inattuabili.
Ho troppo timore delle ripercussioni paradisiache/purganti e/o infernali.
Di spiedi da rosticcere piantati nel culo ne ho in sovrabbondanza in questa vita senza dovermi preoccupare di divellerne altri nell'aldilà.

Sto ascoltando un gaio disco dei Casket lottery.
Ho comprato un libro un po' anarchico, un po' insurrezionalista e un po' stronzo.

Questo pomeriggio lo trascorrerò nullafacente e lieta grattandomi distratta la nuca oppure rosicchiandomi pellicine.
Poi a casa mi farò un pediluvio e familiarizzerò con qualche bacherozzo cittadino chè di recente ho scoperto affinità tra loro e me.
Ci accomunano le zampe molteplici. Gli angoli bui. L'aria lucida/traslucida. La sconveniente abitudine di nutrirsi suggendo il peggio degli altri.

Sabato sera ho accompagnato due bacherozzi a casa in vespa. Meschini, con quelle sei secche zampette avrebbero impiegato un'eternità a raggiungere la loro umida intercapedine.
Non sapete quanto mi è dispiaciuto sta mattina trovarne uno a pancia all'aria proprio a pochi centrimetri dalla ruota anteriore di Gelinda.
Con delicatezza ho circumnavigato la salma sperando che almeno le formiche, leggendarie affossatrici, venissero a svuotarne il carapace.

Pensavo.
Ho infiniti criteri comunicativi.
Illimitate possibilità di dedicarmi a onanismi intellettuali con le tare genetiche altrui.
Non che questo faccia di me un'essere migliore.

Per esempio trovo entusiasmante indovinare le falle nei bastioni degli altri.
Muri cedevoli, piglie mal fatte, olii troppo tiepidi, frecce spuntate.
É elettrizzante come le loro tare siano le stesse identiche mie, solo di poco difformi.

Le sofferenze sono tutte uguali, da qualunque versante le guardi.
Una collinetta di merda con in cima una bandiera di resa.
Magari fatta con un vecchio paio di mutande sbrindellate.

Ieri notte ho parlato con Davide e si sentivano le rane.
L'ultima volta che ci siamo visti eravamo in una pineta e c'erano un mucchio di civette.
Una mi è anche venuta vicino.
Questa bucolica armonia con la natura nei nostri incontri è persino toccante.
Mi aiuta a sviare i commenti imbarazzanti che fa.

Tu cambi argomento.

Lo so.

Perchè?

Odio le cose preordinate.

E poi?
E poi ho metastasi di cervello anche lì.

A questo punto farò altro.
Andrò in bagno a fare pipì. Leggerò il giornale per la terza volta. Farò finta di lavorare. Imparerò come si stila un 730. Mi scaccolerò e attaccherò palle di muco alla schiena del signor Simpatichino di Sto Cazzo che oggi indossa le mie scarpe preferite. Farò finta che le avventure amorose degli altri in qualche modo mi interessino. Mi lambiccherò sul perchè e sul percome di tutto. Andrò a comprarmi un cellulare nuovo solo perchè costa poco.

Qualcosa del genere.

E poi tranquilli,
che per crepare c'è sempre tempo.

4 comments:

io me said...

no no. non scappo.
è più facile che scappi tu.
giuro.

Anonymous said...

io ho deglutito il baubau, e per digerire sono stata assente. cose lunghe, sai.
buonpomeriggio

ire-dei-pesci said...

bello e ben detto.uno dei migliori.da libro.

Anonymous said...

mi spiace per il baubau, a saperlo mangiavo un gatto.
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Avercela la mail, un giorno forse.
Per intanto ti leggo, che m' incanta tutto quell'apparente "di palo in frasca".
Scrivi bene.(ciao)